Rapporto Cremlino-Kiev, perché servono INVIATI imparziali

L’importanza dell’inviato di guerra come mezzo per avvicinarsi a zone lontane geograficamente e culturalmente

La tensione che da quasi tre anni cresce al confine fra Russia e Ucraina è stata definita da alcuni quotidiani come la seconda guerra fredda. Dalle due parti del conflitto vengono diffuse notizie che supportano il proprio Paese, così come Washington e Mosca facevano con le loro zone di influenza nella seconda metà del secolo passato. Ed è normale. Si tratta di una mancanza di obiettività assolutamente naturale nella comunicazione umana. Il fatto è che in questi casi l’obiettività viene sostituita dalla parzialità volontaria od obbligata di chi diffonde le notizie. Non si tratta di un problema esclusivamente riguardante il conflitto in Crimea, bensì riguardante ogni ostilità bellica o diplomatica.

Se ci fidassimo passivamente solo delle notizie che ci trasmettono, non potremmo conoscere più punti di vista e sviluppare un pensiero critico personale. Un modo per provare a vedere la realtà da un altro punto di vista è partire e andare a vedere di persona come stanno i fatti. Troppo pericoloso? Allora affidiamoci a chi può farlo per noi, nella speranza che dietro la sua testimonianza non si celino degli interessi. Gli inviati che, secondo me, in Italia, sono all’avanguardia per strumenti di diffusione e per qualità delle notizie e dei reportage sono i giornalisti de “Gli occhi della guerra“, un progetto crowdfunding fondato, tra gli altri, dall’inviato Fausto Biloslavo.

Abbiamo bisogno di inviati: giornalisti che, direttamente dalla zona di conflitto, ci aggiornano attraverso il loro sguardo. Uno sguardo che per natura non potrà mai essere completamente obiettivo, ma che – si spera – lo è di più rispetto alle informazioni diffuse dalle parti in ostilità.

Oggigiorno il numero di inviati sta drasticamente calando a causa dei costi elevati. Ormai solo le grandi testate possono permettersi di inviare un giornalista in zone di conflitto. La diminuzione del numero di inviati porta inequivocabilmente alla diminuzione di punti di vista. Più prospettive garantirebbero ai lettori e ai telespettatori una visione più reale di ciò che accade non molto lontano dall’Italia.

L’informazione giornalistica internazionale è un circolo difettoso al quale manca un tassello fondamentale a causa della crisi: la verifica delle fonti e degli eventi sul posto. Ovvero, più semplicemente, il giornalista inviato. Ed è per questo motivo che “Gli occhi della guerra” è un progetto da modellare: si finanzia, infatti, attraverso le dirette donazione dei suoi lettori, abbattendo, così, il muro fra quest’ultimi e gli inviati e creando un rapporto diretto. Progetti come “Gli occhi della guerra“, forse, sono la soluzione più efficace,

 

 

Autore: Michele Grotto

Michele Grotto sogna un mondo in cui l’intelligenza emotiva e la comunicazione efficace con se stessi e con gli altri siano abilità accessibili a tutti, in quanto fondamentali, basilari e utilissime in qualsiasi ambito della nostra vita. Sin da giovanissimo, Michele si è reso conto dei limiti del sistema scolastico riguardanti soprattutto quelle importanti abilità trasversali – soft skills – che possono fare davvero la differenza nella nostra vita. Dal lavoro alla gestione delle emozioni, passando ovviamente per le relazioni personali. Michele, grazie alla sua instancabile curiosità per ogni cosa (tanti, infatti, i suoi hobby: il calcio, il tennis, poi le lezioni di chitarra, i corsi di fotografia e quelli di scrittura, e così via), aveva toccato con mano queste nozioni trasversali con la lettura di diversi libri già ai tempi delle scuole medie. In ogni caso, si trattava di una conoscenza un po’ fine a se stessa, non abbastanza approfondita e poco messa in pratica. È proprio per questo motivo che Michele, all’età di soli 18 anni, ha subito deciso di intraprendere un percorso di formazione extra-scolastico in grado di fornirgli tutte queste utili nozioni orizzontali, per poter accompagnare al meglio le nozioni verticali, ovvero specifiche, che aveva imparato al liceo e che avrebbe imparato, di lì a breve, all’università. In questo modo, Michele ha appreso importanti abilità pratiche nel campo della PNL (Programmazione Neuro Linguistica), del coaching e dell’intelligenza linguistica direttamente dai più grandi esperti di livello nazionale ed internazionale. Inoltre, durante questo percorso di formazione, Michele ha incontrato e conosciuto Marco, con il quale poi ha deciso di creare il blog “Catena di Pensaggio” Ora Michele ha 19 anni e studia ‘Philosophy, International and Economic Studies’, un corso di laurea interdisciplinare interamente insegnato in inglese all’Università Ca’ Foscari di Venezia. In più, è già Master Practitioner in PNL, è Licensed NLP Life Coach ed è iscritto all’Associazione Professionale Nazionale del Coaching.

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