Olimpiadi: non idolatriamo, modelliamo!

Cosa c’è dietro le abilità degli atleti? Cosa possiamo imparare grazie a loro? Modelliamoli!

Il pensiero di troppe persone mentre guardano le olimpiadi di Rio 2016 è un pensiero passivo e tutt’altro che critico. Occhi sbarrati alla TV e stupore, tanto stupore. Stupore per le capacità di quegli atleti che paiono loro così inarrivabili. Inarrivabili, invece, non sono. A parer mio. Ho notato che molta gente si ferma alla prestazione che vede in quell’istante e non va oltre. Assorbe ciò che viene trasmesso. Fermandosi a quell’istante così ricco di abilità da parte dell’atleta olimpico, allora sì che quest’ultimo pare inarrivabile. Cosa c’è dietro tutta questa capacità degli atleti?

Non è come sembra: la velocità di Usain Bolt, la bravura di Simone Biles, la forza dello “zar” Zaytsev e la mira di Campriani non sono del tutto innate. Se idolatriamo questi grandissimi atleti in maniera passiva, allora rimaniamo fermi dove stiamo e non progrediamo.

A riguardo Michael Jordan – non proprio l’ultimo degli ultimi, eh – affermava che chi pensava che le sue abilità fossero un dono di Dio, lo faceva per crearsi un alibi. Loro seduti sul divano e Michael che vince, inarrestabile. Nessun dono di Dio, secondo M. Jordan, ma tante ore in palestra, infiniti e pesanti allenamenti, tante cadute. Poi tante vittorie. Ma solo dopo le cadute.

Penso che non sia arrogante e presuntuoso dire che tutti possono fare quello che succede in questi giorni a Rio, in Brasile. Magari proprio tutti no. Quasi. È un modo di pensare da vincenti che può essere adattato, oltre allo sport, a qualsiasi ambito della tua e della mia vita. Della vita di tutti. Basta una differenza nell’atteggiamento davvero piccola che, però, comporta un grande cambiamento. Smettiamola di idolatrare passivamente. Non è la genetica e nemmeno la fortuna a portare questi atleti al successo. È la fatica, è il sudore. D’altronde il successo viene prima del sudore solo nel dizionario.

“Se vuoi qualcosa che non hai mai avuto, devi fare qualcosa che non hai mai fatto.”

– Thomas Jefferson –

Cos’è questo “qualcosa” di cui parla T. Jefferson se non la fatica che Michael Jordan – e qualsiasi persona che abbia avuto successo, non solo nello sport – ha sopportato per diventare quello che tutti noi conosciamo?

Allora mi viene da dare un solo consiglio a chi legge e anche, soprattutto, a me stesso: basta idolatrarli! Modelliamoli e imitiamoli in ciò che hanno fatto. Non ciò che hanno fatto durante la loro prestazione in TV, ma ciò che hanno fatto durante il percorso (lungo e tortuoso) per arrivare in TV!

Autore: Michele Grotto

Michele Grotto sogna un mondo in cui l’intelligenza emotiva e la comunicazione efficace con se stessi e con gli altri siano abilità accessibili a tutti, in quanto fondamentali, basilari e utilissime in qualsiasi ambito della nostra vita. Sin da giovanissimo, Michele si è reso conto dei limiti del sistema scolastico riguardanti soprattutto quelle importanti abilità trasversali – soft skills – che possono fare davvero la differenza nella nostra vita. Dal lavoro alla gestione delle emozioni, passando ovviamente per le relazioni personali. Michele, grazie alla sua instancabile curiosità per ogni cosa (tanti, infatti, i suoi hobby: il calcio, il tennis, poi le lezioni di chitarra, i corsi di fotografia e quelli di scrittura, e così via), aveva toccato con mano queste nozioni trasversali con la lettura di diversi libri già ai tempi delle scuole medie. In ogni caso, si trattava di una conoscenza un po’ fine a se stessa, non abbastanza approfondita e poco messa in pratica. È proprio per questo motivo che Michele, all’età di soli 18 anni, ha subito deciso di intraprendere un percorso di formazione extra-scolastico in grado di fornirgli tutte queste utili nozioni orizzontali, per poter accompagnare al meglio le nozioni verticali, ovvero specifiche, che aveva imparato al liceo e che avrebbe imparato, di lì a breve, all’università. In questo modo, Michele ha appreso importanti abilità pratiche nel campo della PNL (Programmazione Neuro Linguistica), del coaching e dell’intelligenza linguistica direttamente dai più grandi esperti di livello nazionale ed internazionale. Inoltre, durante questo percorso di formazione, Michele ha incontrato e conosciuto Marco, con il quale poi ha deciso di creare il blog “Catena di Pensaggio” Ora Michele ha 19 anni e studia ‘Philosophy, International and Economic Studies’, un corso di laurea interdisciplinare interamente insegnato in inglese all’Università Ca’ Foscari di Venezia. In più, è già Master Practitioner in PNL, è Licensed NLP Life Coach ed è iscritto all’Associazione Professionale Nazionale del Coaching.

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