Paralimpiadi 2016, atleti portatori di abilità

Rio de Janeiro, Brasile. Paralimpiadi, anno 2016. Se ne parla un po’ troppo poco, delle Paralimpiadi. Lo penso io e anche le persone che hanno detto la loro al sondaggio postato ieri sulla pagina Twitter di CriticaMente. Esiste un pregiudizio che rende meno attraenti le Paralimpiadi rispetto alle Olimpiadi. Un pregiudizio sulla loro abilità. Inutile nascondercelo. A sbugiardare questo pregiudizio comune, però, ci sono i fatti  (avete visto l’oro di Baka nei 1500m? Ha corso più veloce dell’oro olimpico!) e il segreto che si cela dietro gli atleti paralimpici. Il segreto di cui parlo è la passione. È per questo motivo che apprezzo gli atleti paralimpici tanto quanto quelli olimpici. Anzi di più, addirittura. Chi segue CriticaMente già sa che mi sono espresso anche riguardo gli atleti delle Olimpiadi e sa già cosa penso di loro (non hai ancora letto l’articolo a cui mi riferisco? Beh, puoi rimediare con un semplice click: Olimpiadi 2016). Ciò che penso degli atleti olimpici, lo penso anche degli atleti paralimpici. Gli atleti paralimpici, inoltre, sono ottimi esempi a cui possiamo ispirarci soprattutto a livello mentale.

Dando meno visibilità alle Paralimpiadi stiamo facendo passare per irrilevanti delle prestazioni straordinarie, sia da un punto di vista fisico che mentale. Mi viene in mente Beatrice Vio: un grande esempio da modellare. È una mia coetanea, nata nel 1997. Nonostante ciò è già campionessa mondiale nel fioretto individuale e, ora, è a Rio a rappresentare la sua e la nostra nazione. Gli atleti come Beatrice riescono a superare la loro disabilità grazie alla loro forza interiore enorme. Una forza che supera tutto. Una forza che  conosciamo poco, noi non portatori di (dis)abilità. Un gioco di parole non fine a se stesso: in effetti più che portatori di disabilità, quegli atleti – ma anche in generale le persone con un problema fisico – sono dei grandi portatori di abilità. Tanta abilità. Così tanta abilità che a confronto ogni persona esistente è, almeno un po’, dis-abile. Hanno qualcosa in meno e allo stesso tempo hanno qualcosa in più, che bilancia la loro mancanza. Quindi dovrei evitare di chiamarli disabili. Perché tutti noi, allora, dovremmo essere definiti dis-abili. Perché tutti, nessuno escluso, almeno in qualcosa siamo meno abili – “diversamente abili” – di qualcun altro. Questi atleti, sicuramente, mi fanno capire che sono più abili di me e di molte persone per quanto riguarda la forza interiore. Se tutti fossimo così motivati nel raggiungere i nostri obiettivi, allora li raggiungeremmo più facilmente. Grazie della lezione, campioni Paralimpici.

Autore: Michele Grotto

Michele Grotto sogna un mondo in cui l’intelligenza emotiva e la comunicazione efficace con se stessi e con gli altri siano abilità accessibili a tutti, in quanto fondamentali, basilari e utilissime in qualsiasi ambito della nostra vita. Sin da giovanissimo, Michele si è reso conto dei limiti del sistema scolastico riguardanti soprattutto quelle importanti abilità trasversali – soft skills – che possono fare davvero la differenza nella nostra vita. Dal lavoro alla gestione delle emozioni, passando ovviamente per le relazioni personali. Michele, grazie alla sua instancabile curiosità per ogni cosa (tanti, infatti, i suoi hobby: il calcio, il tennis, poi le lezioni di chitarra, i corsi di fotografia e quelli di scrittura, e così via), aveva toccato con mano queste nozioni trasversali con la lettura di diversi libri già ai tempi delle scuole medie. In ogni caso, si trattava di una conoscenza un po’ fine a se stessa, non abbastanza approfondita e poco messa in pratica. È proprio per questo motivo che Michele, all’età di soli 18 anni, ha subito deciso di intraprendere un percorso di formazione extra-scolastico in grado di fornirgli tutte queste utili nozioni orizzontali, per poter accompagnare al meglio le nozioni verticali, ovvero specifiche, che aveva imparato al liceo e che avrebbe imparato, di lì a breve, all’università. In questo modo, Michele ha appreso importanti abilità pratiche nel campo della PNL (Programmazione Neuro Linguistica), del coaching e dell’intelligenza linguistica direttamente dai più grandi esperti di livello nazionale ed internazionale. Inoltre, durante questo percorso di formazione, Michele ha incontrato e conosciuto Marco, con il quale poi ha deciso di creare il blog “Catena di Pensaggio” Ora Michele ha 19 anni e studia ‘Philosophy, International and Economic Studies’, un corso di laurea interdisciplinare interamente insegnato in inglese all’Università Ca’ Foscari di Venezia. In più, è già Master Practitioner in PNL, è Licensed NLP Coach ed è iscritto all’Associazione Professionale Nazionale del Coaching.

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