I 2 ingredienti per un buon futuro

Non basta aumentare la quantità degli insegnanti per migliorare la scuola. Aumentare la qualità degli insegnanti-formatori, invece, aiuterà a migliorare scuola e società. Tuttavia gli insegnanti non bastano se i genitori si limitano a crescere solo fisicamente – e non mentalmente – i propri figli.

La scuola ha il coltello dalla parte del manico. Anzi, la penna. E sta a lei – o meglio a chi la amministra e ne decide il futuro – scrivere con questa penna come affronteremo i prossimi anni, come vivranno i giovani come me, come sarà l’Italia. La scuola è l’istituzione più importante di tutte. Forma persone. E dovrebbe bastare questo per capire che è fondamentale migliorare dal punto di vista qualitativo (oltre che quantitativo) il mestiere dell’insegnante. Mestiere che sta alla base della società. Migliorandone la qualità, migliorerebbe la qualità della vita di molte persone. E se è vero che il carattere, la mentalità e la personalità delle persone sono influenzate fortemente dall’ambiente familiare (soprattutto nei primi cinque anni di vita, come affermano gli esperti), è anche vero che questi vengono poi modificati – migliorati o peggiorati – pesantemente dalla scuola.

La domanda fondamentale, però, è: a scuola come vengono formate e trasformate le persone?

Non è una scuola proiettata nel futuro. È statica, perché vive nel passato. Non sostengo che studiare materie come Storia, latino o greco sia inutile. Penso che il problema sia come vengono studiate. Si può pur sempre studiare il passato proiettandolo verso il futuro o perlomeno nel presente. Ad esempio studiare Storia per imparare dal passato – che ha tanto da insegnare – e vivere al meglio il futuro. Ma trovo che studiare materie come Storia in modo fine a se stesso sia inutile. Nel senso che è senza senso scaraventare i giovani nel passato che, all’opposto, hanno davanti a loro tutta la vita. Penso sarebbe molto più necessaria, invece, una formazione degli studenti per il loro futuro, preparandoli su quello che verrà (magari con meno teoria e più pratica rispetto a quanto si fa oggi).D’altronde pensare al passato porta risultati produttivi solo se lo si fa per analizzarlo e per poi trovare un miglioramento per il futuro. Usiamo il passato come risorsa perché il nostro futuro dia i suoi frutti! E se questi frutti saranno belli, buoni, succulenti, allora sarà anche grazie alla scuola e al lavoro compiuto dagli insegnanti. Perché anche? Perché oltre agli insegnanti ci sono anche i genitori.
Non sono in grado e non ho il ruolo di consigliare come potrà essere migliorata qualitativamente la scuola. Ma so una cosa e  la ribadisco: la scuola può essere migliorata di molto e può migliorarci. Senza dimenticare, tuttavia, che l’impronta maggiore che rimane sulle persone è quella dei propri genitori. I nostri primi cinque anni – dicono gli esperti – sono delicatissimi per la nostra crescita. Vengono installati nella nostra mente (come fosse il software di un pc) abitudini e convinzioni che possono essere potenzianti ma anche limitanti. E non esiste il “cestino” dove poter eliminare i file che non ci piacciono. È un’operazione molto più complessa disinstallarli.

Per un futuro migliore gli ingredienti principali sono due:

  1. genitori che, oltre a limitarsi a generare (come la parola stessa suggerisce), crescono i propri figli non solo fisicamente ma anche mentalmente;
  2. insegnanti che insegnano ai ragazzi come apprendere dal passato, come affrontare il futuro lavorativo e come vivere nella società.

Il tutto fatto efficacemente in chiave futura.

Autore: Michele Grotto

Michele Grotto sogna un mondo in cui l’intelligenza emotiva e la comunicazione efficace con se stessi e con gli altri siano abilità accessibili a tutti, in quanto fondamentali, basilari e utilissime in qualsiasi ambito della nostra vita. Sin da giovanissimo, Michele si è reso conto dei limiti del sistema scolastico riguardanti soprattutto quelle importanti abilità trasversali – soft skills – che possono fare davvero la differenza nella nostra vita. Dal lavoro alla gestione delle emozioni, passando ovviamente per le relazioni personali. Michele, grazie alla sua instancabile curiosità per ogni cosa (tanti, infatti, i suoi hobby: il calcio, il tennis, poi le lezioni di chitarra, i corsi di fotografia e quelli di scrittura, e così via), aveva toccato con mano queste nozioni trasversali con la lettura di diversi libri già ai tempi delle scuole medie. In ogni caso, si trattava di una conoscenza un po’ fine a se stessa, non abbastanza approfondita e poco messa in pratica. È proprio per questo motivo che Michele, all’età di soli 18 anni, ha subito deciso di intraprendere un percorso di formazione extra-scolastico in grado di fornirgli tutte queste utili nozioni orizzontali, per poter accompagnare al meglio le nozioni verticali, ovvero specifiche, che aveva imparato al liceo e che avrebbe imparato, di lì a breve, all’università. In questo modo, Michele ha appreso importanti abilità pratiche nel campo della PNL (Programmazione Neuro Linguistica), del coaching e dell’intelligenza linguistica direttamente dai più grandi esperti di livello nazionale ed internazionale. Inoltre, durante questo percorso di formazione, Michele ha incontrato e conosciuto Marco, con il quale poi ha deciso di creare il blog “Catena di Pensaggio” Ora Michele ha 19 anni e studia ‘Philosophy, International and Economic Studies’, un corso di laurea interdisciplinare interamente insegnato in inglese all’Università Ca’ Foscari di Venezia. In più, è già Master Practitioner in PNL, è Licensed NLP Coach ed è iscritto all’Associazione Professionale Nazionale del Coaching.

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