PORDENONELEGGE: Vittorino Andreoli corre nel tempo

Vittorino Andreoli presenta il suo libro “La mia corsa nel tempo” a PordenoneLegge. Memoria, vecchiaia e identità secondo Vittorino.

Andreoli, si sa, non annoia nessuno. Ha parlato del suo ultimo libro “La mia corsa nel tempo“, la sua autobiografia, domenica 18 settembre a Pordenone durante l’ultima giornata del festival PordenoneLegge. I posti a sedere sono pieni e attorno al tendone non c’è uno spiraglio libero: molta gente, infatti, si è raggruppata sotto la pioggia pur di sentirlo solo parlare.  Ne è valsa la pena, perché la sua è un’autobiografia di uno psichiatra e, quindi, non può che essere diversa dalle solite. Questo suo ultimo libro, che racconta i suoi 76 anni di vita, è una analisi di sé, con occhi da psichiatra, come lui sa ben fare.

È una “corsa nel tempo” all’indietro, alla ricerca dei ricordi. Con la consapevolezza che la memoria, però, è dinamica. Questa è la sua prima premessa. La memoria cambia col passare degli anni. Per questo non va immaginata come una scatola contenente dei ricordi che, quando ne abbiamo bisogno, consultiamo. No, la memoria si muove, muta, anche a seconda dei propri cambiamenti interni.

La sua seconda premessa è la vecchiaia. L’importanza della vecchiaia. I bambini e i giovani, se passassero più tempo con i “vecchi” – proprio come li chiama Vittorino Andreoli – imparerebbero molte cose. Viviamo in un’epoca di linguaggio computerizzato e di risposte secche: sì o no. Le stesse risposte che il nostro pc, appunto, predispone alle sue domande. I “vecchi” possono solo aiutare, da questo punto di vista. Sono fonte di saggezza, di esperienza, di vita. E non è nemmeno vero che ripetono sempre le stesse cose. La memoria cambia nel tempo. Ogni racconto ha qualche sfumatura diversa. Ad ogni ricordo manca qualcosa e si aggiunge qualcosa. Andreoli si definisce un vecchio e non assicura il pubblico di non essere matto  (proprio come i suoi matti, con i quali ha lavorato una vita intera). Perché in questa società ce ne sono pochi, di non matti. In qualità di vecchio Andreoli col suo libro può aiutarci ad uscire dalla comunicazione computerizzata e può regalarci dell’esperienza di vita.

La sua ultima premessa è l’identità. Ci identifichiamo sempre meno con chi siamo e più con cosa abbiamo e cosa rappresentiamo per gli altri. Viviamo nel dramma pirandelliano: viviamo in trappole e sempre accompagnati da un sacco pieno di maschere. Da indossare all’occasione. “E quando sbagliamo maschera è un gran guaio” – spiega Andreoli. Il fu Mattia Pascal docet. Probabilmente Andreoli ha provato a correre nel tempo identificandosi con chi è realmente.

La mia corsa nel tempo” è un manuale di ritorno ai veri rapporti umani. Andreoli assolutamente non demonizza i social network – con i quali “viviamo” buona parte dei nostri rapporti oggi – ma sostiene che non possano sostituire le relazioni fisiche, faccia a faccia. La sua autobiografia di psichiatra dà importanza alle tre premesse che ha spiegato durante l’incontro di PordenoneLegge: la memoria (dinamica e fondamentale), la vecchiaia (saggia) e l’identità (pura e/o mascherata). Tre premesse che spesso vengono sottovalutate.

 

 

Photo: credit to La chiave di Sophia

Autore: Michele Grotto

Michele Grotto sogna un mondo in cui l’intelligenza emotiva e la comunicazione efficace con se stessi e con gli altri siano abilità accessibili a tutti, in quanto fondamentali, basilari e utilissime in qualsiasi ambito della nostra vita. Sin da giovanissimo, Michele si è reso conto dei limiti del sistema scolastico riguardanti soprattutto quelle importanti abilità trasversali – soft skills – che possono fare davvero la differenza nella nostra vita. Dal lavoro alla gestione delle emozioni, passando ovviamente per le relazioni personali. Michele, grazie alla sua instancabile curiosità per ogni cosa (tanti, infatti, i suoi hobby: il calcio, il tennis, poi le lezioni di chitarra, i corsi di fotografia e quelli di scrittura, e così via), aveva toccato con mano queste nozioni trasversali con la lettura di diversi libri già ai tempi delle scuole medie. In ogni caso, si trattava di una conoscenza un po’ fine a se stessa, non abbastanza approfondita e poco messa in pratica. È proprio per questo motivo che Michele, all’età di soli 18 anni, ha subito deciso di intraprendere un percorso di formazione extra-scolastico in grado di fornirgli tutte queste utili nozioni orizzontali, per poter accompagnare al meglio le nozioni verticali, ovvero specifiche, che aveva imparato al liceo e che avrebbe imparato, di lì a breve, all’università. In questo modo, Michele ha appreso importanti abilità pratiche nel campo della PNL (Programmazione Neuro Linguistica), del coaching e dell’intelligenza linguistica direttamente dai più grandi esperti di livello nazionale ed internazionale. Inoltre, durante questo percorso di formazione, Michele ha incontrato e conosciuto Marco, con il quale poi ha deciso di creare il blog “Catena di Pensaggio” Ora Michele ha 19 anni e studia ‘Philosophy, International and Economic Studies’, un corso di laurea interdisciplinare interamente insegnato in inglese all’Università Ca’ Foscari di Venezia. In più, è già Master Practitioner in PNL, è Licensed NLP Coach ed è iscritto all’Associazione Professionale Nazionale del Coaching.

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